Parole in Circolo
- Benedetta Pisani
- 22 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Un'introduzione senza senso
L'anno comincia senza propositi, esattamente come il nuovo ciclo di incontri al @circolosud. Un esperimento, una mini redazione sgangherata. A differenza dei laboratori che ho condotto in passato, non ci sarà un filo rosso tematico, proprio per adattare ogni momento ai bisogni che emergono dal gruppo. Per prendere confidenza con la scrittura e scoprirla come modalità di espressione creativa del sé. Magari con l'aiuto di un vinello.
Valentina, Mario, Sara, Grazia, Fabrizio e io. Ci siamo incontrati per la prima volta il 14 gennaio, senza nessuna cognizione di causa. Intorno al tavolone di legno del Circolo, guidat* dall'ebbrezza e dal desiderio di condividere uno spazio di pensiero libero dalla performatività. Perché nella nostra mini redazione sgangherata non ci interessa scrivere bene, dire cose intelligenti, apparire persone interessanti. Per carità. Noi rivendichiamo il diritto alla mediocrità. Che, poi, fa uscire tutto più bello. Perché non c'hai l'ansia. E allora noi continuiamo a incontrarci, il mercoledì dalle 18.30 alle 20.30, per bere vino, mangiare taralli e scrivere. E disegnare pure, ogni tanto.
Per il primo incontro, il tema di apertura l'ho scelto io. Mi sono presa questa libertà, così. Perché volevo creare fin da subito un contesto in cui non fosse data per scontata la possibilità che ho avuto di essere seduta al tavolone di legno ad accompagnare un gruppo di scrittura. Quindi, grazie al Circolo che mi regala fiducia e grazie alla mia maestra e amica, Chiara, che mi ha insegnato come si fanno queste cose. E non volevo manco dare per scontata la presenza di Valentina, Mario, Sara, Grazia e Fabrizio. La generosità di donarmi il loro tempo - e pure un po' di denaro, perché purtroppo funziona così. Ma non ho ancora detto qual era il tema di apertura. Il dono. O meglio, l'analisi antropologica del dono per rendere visibile ciò che Mauss chiama "il fatto sociale totale", ossia il modo in cui ogni esistenza individuale è intessuta nella trama di reciprocità che costituiscono la società. E, quindi, esercitare gratitutine, non tanto come sentimento intimo di cui prendere nota sul bullet journal, quanto piuttosto come presa di coscienza che viviamo in economie del dono, che esisitiamo perché - e fin quando - esiste questa trama di scambi. Anche quando il capitalismo e l'individualismo provano a convincerci del contrario.
Nella spiegazione maori dell'hau, Tamati Ranaipiri descrive una catena: A dona a B, B dona a C, C restituisce a B, e B deve restituire ad A perché l'oggetto porta ancora l'hau di A.
E scrive:
“Vi parlerò dello spirito hau... lo hau non è il vento che soffia. Niente affatto. Supponete di possedere un oggetto determinato e di darmi questo oggetto; voi me lo date senza un prezzo già fissato. Non intendiamo contrattare al riguardo. Ora, io do questo oggetto ad una terza persona che, dopo un certo tempo, decide di dare in cambio qualcosa come pagamento; essa mi fa dono di qualcosa. Ora, questo tonga che essa mi dà è lo spirito (lo spirito hau) del tonga che ho ricevuto da voi e che ho dato a lei. I tonga da me ricevuti in cambio dei tonga pervenutimi da voi, è necessario che ve li renda. Non sarebbe giusto da parte mia conservare con me questi tonga, siano essi graditi o sgraditi. Io sono obbligato a darveli, perchè sono un hau del tonga che voi mi avete dato. Se conservassi per me il secondo tonga, potrebbe venirmene male, sul serio, fino alla morte.”
Parole in Circolo nasce, quindi, per continuare la catena del dono attraverso la cura di un blog collettivo sul sito del Circolo. Ma, affinché il processo creativo non sia funzionale alla produzione di qualcosa per lo sguardo esterno, le componenti della mini redazione sgangherata possono decidere di non pubblicare proprio niente. Oppure tutto, senza tregua. Questo per dire che non ci sarà un filo rosso, un piano editoriale particolarmente elaborato, ma solo l'inattesa bellezza del regalare pensieri.






